Di notte sogno, sogno tanto.
Anche di giorno, ma non con altrettanta lucidità.
Non fotografare gli straccioni, i senza lavoro, gli affamati. Non fotografare le prostitute, i mendicanti sui gradini delle chiese, i pensionati sulle panchine solitarie che aspettano la morte come un treno nella notte.
Non fotografare i neri umiliati, i giovani vittime della droga, gli alcolizzati che dormono i loro orribili sogni. La società gli ha già preso tutto, non prendergli anche la fotografia.
Non fotografare chi ha le manette ai polsi, quelli messi con le spalle al muro, quelli con le braccia alzate, perchè non possono respingerti. Non fotografare il suicida, l’omicida e la sua vittima. Non fotografare l’imputato dietro le sbarre, chi entra o esce di prigione, il condannato che va verso il patibolo.
Non fotografare il carceriere, il giudice e nessuno che indossi una toga o una divisa. Hanno già sopportato la violenza, non aggiungere la tua. Loro debbono usare la violenza, tu puoi farne a meno.
Non fotografare il malato di mente, il paralitico, i gobbi e gli storpi. Lascia in pace chi arranca con le stampelle e chi si ostina a salutare militarmente con l’eroico moncherino. Leggi il seguito di questo post »
Tratto da “Il secondo sesso” di Simone De Beauvoir
Pochi compiti si avvicinano al supplizio di Sisifo più di quello della massaia; giorno dopo giorno bisogna lavare piatti, spolverare mobili, rammendare biancheria, tutte cose che domani saranno di nuovo sporche, polverose, rotte. La massaia segna sempre il passo; non fa niente: perpetua solo il presente, non ha l’impressione di conquistare un Bene positivo ma di lottare continuamente contro il Male. E’ una lotta che si rinnova ogni giorno. E’ nota la storia di quel cameriere che si rifiutava melanconicamente di lucidare gli stivali del padrone. “A che pro?” diceva “bisognerà ricominciare domani.” Molte ragazze non ancora rassegnate condividono questo scoraggiamento. Leggi il seguito di questo post »
Ogni volta che pulisco il bagno, tra detersivi, spugnette e sciacquoni, incorro nella mia paura più grande: morire mentre faccio le pulizie. Una volta ho visto un film, “A proposito di Schmidt”, dove il protagonista tornando a casa trova la moglie riversa sul pavimento con l’aspirapolvere acceso. La moglie casalinga, sulla sessantina, aveva avuto un infarto mentre puliva i pavimenti. Leggi il seguito di questo post »
Mi trovo in studio, sono seduta in terra con A., stiamo montando un diffusore per il flash.
Squilla il telefono, P. risponde:
-Ah, sei tu, ciao. – P. fa una pausa – Eh, si – un’altra pausa e brevi convenevoli.
- Ti avevo cercato per dirti che ho trovato un compratore per la tua macchina fotografica, quella analogica che mi avevi lasciato, posso dargli il tuo numero di telefono, o vuoi il suo? -
P. fa un’altra pausa.
Tentenna.
-Mmm, annuisce – Si, ho capito-
Io ed A. alziamo la testa e guardiamo P, che appare lievemente perplessa.
- Quindi la vuole vendere? Cosa c’è? – chiede A.
P. si gira verso di noi e dice:
- No, è che in effetti…dice che tra un paio d’anni ci saranno delle tempeste solari e le macchine digitali, internet e tutto il resto non funzioneranno più, quindi gli servirà una macchina fotografica totalmente manuale. -
Attimo di silenzio. Ci guardiamo tutti negli occhi.
A. ribatte – Beh, allora niente, gli diciamo che non vuole più venderla.
P. discute ancora qualche minuto e poi saluta T. all’altro capo del telefono; io ed A torniamo a montare il diffusore.
C’è una quinta dimensione, oltre a quelle che l’uomo già conosce. È senza limiti come l’infinito, e senza tempo come l’eternità: è la regione intermedia tra la luce e l’oscurità, tra la scienza e la superstizione, tra l’oscuro baratro dell’ignoto e le vette luminose del sapere. È la regione dell’immaginazione, una regione che si trova ai confini della realtà.
Piccole seghe mentali sulla fotografia e ragionamenti sull’importanza della decodifica delle immagini.
“Chi sfogli l’album di un dilettante non vi riconoscerà esperienze, conoscenze, o valori di un uomo fissati in immagine, ma possibilità dell’apparecchio realizzate in modo automatico. Un viaggio in Italia così documentato memorizzerà i tempi e i luoghi nei quali il dilettante è stato incitato a premere il pulsante, e mostrerà i luoghi dove è stato l’apparecchio e che cosa vi ha fatto. Questo vale per tutta la fotografia documentaristica. Proprio come il dilettante il documentarista si interessa a scene sempre nuove secondo un modo di vedere sempre uguale.
Il fotografo, come lo intediamo qui, è interessato a vedere in modi sempre nuovi, a produrre stati di cose in modi sempre nuovi, informativi. [...]
Chi scrive deve padroneggiare le regole dell’ortografia e della grammatica, chi fotografa deve attenersi alle sempre più semplici istruzioni per l’uso, programmate sul lato output del’apparecchio. E’ la democrazia della società postindustriale. Il dilettante è perciò incapace di decifrare foto: egli considera le foto un mondo riprodotto automaticamente. [...] Tutti pensano che sia inutile dover decifrare le foto, poichè tutti credono di sapere come vengano fatte e che cosa significhino.[...] Leggi il seguito di questo post »
sottotitolo: il mondo è bello perchè è vario
Al mondo c’è gente…
che indossa una divisa;
che non fa l’amore perchè segue i dettami di una religione;
che passa ore e ore davanti ad un elettrodomestico;
che si butta giù da un burrone con un parapendio;
che si butta giù da un burrone senza parapendio;
che parla la propria lingua schioccando la lingua;
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