
Dopo essere tornata da un lungo, lunghissimo viaggio, carica di borse mi sono trascinata fino in camera mia. Le ho appoggiate a terra, mi sono guardata intorno e ho avuto una sensazione stranissima. Non ero a casa.
Avete mai pensato alla fuga?
Immagino di si, chi non ha mai pensato di fuggire da tutto e tutti.
Io in effetti non ho mai creduto nelle fughe, mai progettata veramente una. Ho sempre sentito che ci fosse qualcosa di sbagliato nelle fughe, le ho sempre viste come un non voler affrontare i problemi. E ora naturalmente sento di volermi contraddire.
Mi alzo e vado alla libreria. Eccolo, Elogio della fuga, di H. Laborit, proprio tra l’Otello e la Ballata del Vecchio Marinaio (naturalmente tutti i miei libri sono affiancati in ordine di altezza e casa editrice, che domande!).
Tutto quello che mi ricordo di questo libro è che è stato scritto da un biologo e che in effetti poco mi sembrava avesse a che fare con la fuga, quella vera e propria dico.
Leggo la quarta di copertina: “Quando non può più lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l’andatura di cappa (il fiocco a collo e la barra sottovento) che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela. La fuga è spesso, quando si è lontani dalla costa, il solo modo di salvare barca ed equipaggio. E in più permette di scoprire rive sconosciute che spuntano all’orizzonte delle acque tornate calme.”
Forse può funzionare.
Settembre 7, 2009 alle 7:37 pm
Io manco ci provo a metterli in ordine i libri …. infatti dopo qualche temo mi accorgo che si muovono da soli quando non li guardo ! sono vivi !!!