Modi di morire (2)

Tratto da “Il secondo sesso” di Simone De Beauvoir

Pochi compiti si avvicinano al supplizio di Sisifo più di quello della massaia; giorno dopo giorno bisogna lavare piatti, spolverare mobili, rammendare biancheria, tutte cose che domani saranno di nuovo sporche, polverose, rotte. La massaia segna sempre il passo; non fa niente: perpetua solo il presente, non ha l’impressione di conquistare un Bene positivo ma di lottare continuamente contro il Male. E’ una lotta che si rinnova ogni giorno. E’ nota la storia di quel cameriere che si rifiutava melanconicamente di lucidare gli stivali del padrone. “A che pro?” diceva “bisognerà ricominciare domani.” Molte ragazze non ancora rassegnate condividono questo scoraggiamento. Ricordo il tema di un’alunna di sedici anni che cominciava press’a poco con queste parole: “Oggi è giorno di gran pulizia. Sento il rumore dell’aspiratore che mamma porta in giro in salotto. Vorrei fuggire. Giuro a me stessa che quando sarò grande nella mia casa non ci sarà mai il giorno della grandi pulizie”. La bambina vede l’avvenire come una continua ascesa verso non si sa quale vetta. A un tratto nella cucina in cui la madre lava i piatti, capisce che da anni ogni giorno alla stessa ora quelle mani sono state immerse nell’acqua grassa e hanno asciugato porcellana con uno strofinaccio ruvido. E fino alla morte saranno sottomesse a questi riti. Mangiare, dormire, pulire…gli anni non dano più la scalata al cielo, si presentano uguali e grigi come un nastro orizzontale; ogni giorno è simile all’altro; è un eterno presente inutile e senza speranza.

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