Archivio per la categoria ‘Giappone’

Li adoro

Maggio 6, 2009

Uno dei motivi per cui adoro i giapponesi
è la consapevolezza che non finiranno mai di stupirmi.
Nell’affollatissimo paese del Sol Levante
spopola tra i bambini giapponesi un programma
televisivo chiamato “Pitagora Switch” (pi-ta-go-ra su-i-ci).
Godetevelo:

Su youtube si trovano anche le realizzazioni casalinghe dei bambini giapponesi,
efficientissimi nelle loro piccole stanzette di mezzo metro quadro circa.
Ripenso a quand’ero bambina, a quando, impilando malamente qualche libro,
cercavo di creare percorsi per le biglie, ottenendo risultati alquanto patetici.
Comunque, prima che potessi rimediare ai piccoli fallimenti di tragitto,
mia madre mi intimava di rimettere immediatamente a posto tutto quanto.

Che sia stato Dodo, quell’orribile uccellaccio dell’albero azzurro, a tarparmi le ali??

Che fine ho fatto?

Ottobre 9, 2008

Che fine ho fatto?
Ci sono sempre tante faccende da sbrigare, posti dove correre, viaggi da organizzare, libri da leggere, spartiti da studiare. Non so che fine abbia fatto tutto il tempo perso, lo sto cercando. Forse un giorno lo troverò in compagnia delle scelte non prese.
Per fare in modo che la vita non sia qualcosa che passa mentre siamo impegnati in qualcos’altro, ci si può disimpegnare, rimanere fermi, e guardarla scorrere.

Cosa ho fatto?
Mi sono iscritta alla fonte di cazzeggio definitiva, facebook, trovate il mio link nel banner a destra

Sono ufficialmente diventata una blogger, leggete tutti i miei articoli (per ora…uno…clicca qui per leggerlo), su oneGreenTech !

E finalmente online l’infinita ma comunque essenziale Japan Selection. In attesa di un aggiornamento al pianoB ecco le fotine:

I PARTE:Kyoto-Nara

II PARTE: Koyasan-Shimonoseki-Beppu (Oita)

III PARTE: Kobe-Himeji-Nikko-Tokyo

IV PARTE: Tokyo – Hakone




Un Kato qualsiasi

Giugno 8, 2008

Quando un passante condivide per qualche momento lo stesso angolo di marciapiede con un altro passante, spesso fa inconsciamente un grandissimo atto di fiducia: gli volta le spalle.

Capita ogni giorno di incrociare per strada un Carlo Rossi, o un Paolo Bianchi. Li ignori, Carlo e Paolo fanno lo stesso con te, e ognuno va avanti per la sua strada, tornando al lavoro, andando in palestra, o entrando in un’agenzia di viaggi a prenotare la vacanza per la prossima estate.
Poi un altro giorno, magari l’8 giugno del 2008, ti può capitare che invece di un Carlo, o un Paolo, per strada incontri un Kato, e incidentalmente capita anche che quella mattina Kato si sia svegliato dalla parte sbagliata del letto.
Kato ha 25 anni, è un ragazzo qualsiasi, con un nome altrettanto qualsiasi nella città in cui vive. A qualche suo amico pareva di averlo sentito un po’ giù ultimamente, da quando aveva perso il lavoro, ma nessuno di loro avrebbe mai azzardato qualche domanda in più: troppo imbarazzante per un giapponese.
Così un giorno ti alzi, ti lavi, fai colazione, insomma fai le cose che fai tutte le mattine. Esci per andare al lavoro, raggiungi l’ufficio o il negozio dove fai il commesso, o magari esci a farti due passi e basta, perchè sei in pensione, e già che ci sei vai a comprarti una radiolina nuova, perchè ieri il gatto l’ha scontrata e te l’ha rotta.
Magari quel giorno, non avevi per niente voglia di mangiarti un panino dal distributore automatico, e hai deciso di prenderti una soba dal chiosco all’angolo, due isolati più il là.
O magari ti stai attardando qualche minuto davanti ad una vetrina, prima di andare a casa a preparare il pranzo per te e tua madre.
Potrebbe essere che ti trovi su quel marciapiede per la 347esima volta nella tua vita, e ieri non ti sei comprato il tuo 22esimo paio di scarpe, perchè questo mese volevi risparmiare qualche yen in più (e ti stavano proprio bene).
Forse sei lì che stai pensando a quella frase che ti ha detto ieri tuo fratello, perchè non hai capito bene cosa intendesse, e il Kato qualsiasi tira fuori un coltello e te lo infila tra il fegato e lo stomaco. E te lo infila dalla parte della lama.
Non parte nessuna musica strappalacrime, o da Armageddon; il tempo non si ferma, si dilata forse, un pochino.
Sei sdraiato sull’asfalto, e le tue mani indugiano nel riconoscere come tuo quel ventre dal quale esce tutto quel sangue.
Con la faccia tra i volantini pubblicitari guardi la folla davanti a te: tra le urla di una studentessa isterica, alcuni sconosciuti ti scattano delle foto con il cellulare.

Post-Diario NARA

Aprile 29, 2008

Era una giornata piovosa e un po’ malinconica come oggi quando abbiamo visitato Nara.
A poco più di mezz’ora da Kyoto (40 km che volete che siano per le ferrovie giapponesi?), sorge l’antica capitale del Giappone (dal 710 al 794), meta obbligata per turisti locali e non, patrimonio dell’UNESCO.
Avendola visitata in giornata ci siamo abbandonati alle visite più comuni, quindi il Daibutsu nel tempio Todaiji, il santuario Kasuga Taisha con le sue lanterne di pietra, le pagode a tre e cinque ordini, e così altri templi a un tiro di breve passeggiata singing in the rain.

Il Daibutsu del Todaiji, un buddhone bronzeo di 16 metri di altezza per un peso di 550 tonnellate. Per rendersi conto della maestosità della statua basta guardare quanto sono grandi le testoline che spuntano nel basso della foto. (Naturalmente pensavamo tanto al nostro bodhisattva preferito ;-) al quale dedichiamo la foto).(Pippo’s photo)

Uno dei guardiani del tempio (Pippo’s photo)

Il rossissimo tempio Kasuga Taisha: Pippo con dietro tavolette votive. Se vi state chiedendo come sia possibile che un tempio antico abbia un colore così acceso la risposta è semplice: i tempi shintoisti vengono ricostruiti ogni 20 anni.

Battesimo shintoista (Pippo’s photo)

Ortaggi arrostiti… mi dispiace, non saprei essere più specifica (Pippo’s photo)

Una delle immagini più comuni associate a Nara: cervi che scorazzano liberi per il Nara-koen e elemosinano incessamente cibo dai turisti. Naturalmente abbondano nelle vicinanze banchetti dove vengono venduti i biscotti di cui sono tanto golosi.

Post-Diario KYOTO

Aprile 22, 2008

Non è proprio facile visitare Kyoto.
O almeno, a visitarla come un occidentale, senza farsi prendere dalla frenesia dei giapponesi.
Mentre in Europa siamo abituati a vedere questi gruppetti di piccoli alieni scuri e compatti sfrecciare davanti ai monumenti come meteore e andarsene dopo un breve brillare di flash, qui gli alieni siamo noi.
Kyoto è meta soprattutto di turisti locali, e questo significava che quando ci fermavamo per troppo tempo (quattro minuti?) ad osservare qualcosa di interesse turistico rappresentavamo un ingombro, e venivamo spostati a suon di inchini e piccoli spintoni decisi (del resto quanto può spingere il giapponese medio, che è 50 chili col cappotto?), finchè lo “spazio foto” non veniva liberato e decine e centinaia di giapponesi potessero continuare nel loro giro delle foto di rito nelle pose di rito.

“Giapponese in posa su gradino” (Pippo’s photo)
Anche quando si muovono in gruppo naturalmente vale quanto riportato sopra, tuttavia stanno attenti a disporsi in due o tre file, come sempre ordinati e compatti.
E quando non ci sono i gradini? Che domande, ci sono sempre!
In prossimità degli ingressi ai templi famosi o luoghi di interesse in genere ci sono quasi sempre delle panche di metallo di diverse altezze sulle quali possono disporsi, un treppiede per la macchina fotografica e a volte anche un cartello con il nome della località. Altre domande?

“Attraversamento geishe”
In realtà non mi è stato dato di capire quali fossero vere geishe e quali fossero ragazze che si travestivano da geishe per divertimento, nei centri appositi.
Ma in fondo erano belle comunque :-)

“Macha con dolcino”
Gli spiedini che si intravedono dietro al momento non mi ricordo come si chiamassero, so solo che erano dolci e molto buoni. Prossimamente mi riprometto di fornire nome e composizione.

Post-Diario IL VIAGGIO

Aprile 21, 2008

La mia più grande preoccupazione alla partenza erano proprio gli spostamenti.
Una volta vomitati dall’aereo all’aeroporto di Tokyo Narita, noi e i bagagli, saremmo riusciti minimamente a capire da che parte eravamo girati e raggiungere Kyoto?
Porsi questa domanda, ora lo so, significa non fidarsi del popolo nipponico.
Una delle prime cose che si notano in Giappone, già all’aeroporto, è la presenza di figure lavorative che ad un occidentale possono apparire superflue. Un omino in divisa indicava lo sportello della dogana che si liberava per primo a cui accodarsi ( dove tra l’altro ci hanno preso le impronte digitali e fotografati), una donnina in divisa in prossimità della scala mobile indicava la scala mobile inchinandosi e dicendo “Prego”,e così via in tutta la stazione sotterranea dell’aeroporto.
Insomma, un tripudio di figure in divisa (quasi tutte coi guantini, tengo a precisare) che apparentemente erano molto impegnate e serie nel loro lavoro, a noi incomprensibile.
E qui la risposta alla mia prima preoccupazione: una volta che si chiedeva ad una di queste figure (ancora non ho capito se di servizi pubblici o privati) una qualsiasi indicazione, questa si faceva in quattro per aiutarti; non per il ruolo che assumeva, ma perchè i giapponesi la disponibilità, la gentilezza e l’ospitalità ce l’hanno nel dna. Mi ricordo che una volta ad Osaka non riuscivo a trovare omini o donnine con i guantini nei dintorni a cui chiedere indicazioni, e una ragazza vedendomi sperduta si è fermata per chiedermi se avevo bisogno di aiuto: si è informata per me e mi ha accompagnata al binario giusto.
In conclusione, viaggiare in treno per il Giappone è decisamente facile, sia per l’aiuto che si può ricevere, sia naturalmente per la puntualità dei treni, che spaccano il secondo.

il popolo in viaggio

torre di kyoto

La torre di Kyoto, davanti alla stazione centrale.

Durante il viaggio in aereo passando sopra la Siberia abbiamo visto l’aurora boreale e una lacrimuccia di commozione mi è scesa lungo la guancia. Ahimè le foto non sono venute.

Guardando verso oriente…

Marzo 6, 2008

Quando si volge lo sguardo verso mondi lontani capita di imbattersi in forme di vita sconosciute…

yoshio.jpg

Oggi vi voglio parlare dell’uomo che ha conquistato il Sol Levante con un motivetto accattivante e un costume da bagno: Kojima Yoshio.
Yoshio è un ragazzo giapponese di 27 anni, originario di Okinawa (forse a questo è dovuto il costumino) , in seguito al conseguimento della laurea in lettere è diventato famoso, non grazie a Basho, ma con Oppapii!
Come spiegare… No, non si può spiegare… Ammiratelo :

Dopo qualche visione del balletto potrebbe succedere un fenomeno strano nelle vostre menti, non potrete fare a meno di canticchiare “Sonna no kankei nee” (che corrisponde ad un bel chissenefrega) e “chintonshantenton” (dovrebbe essere un richiamo allo shamisen, uno strumento tradizionale giapponese)…

A me gli occhiii

Che dire, gli studenti giapponesi si divertono con poco, senza scandali…

Sta cominciando ad accadervi? Vi sta prendendo la febbre Oppappii? Non ancora? Pensate di esserne immuni solo perchè vi mancano gli occhi a mandorla? Beh, guardate quale sarà il vostro destino…


Quando ci siete fatemi un fischio, la mia telecamera è pronta!

Oppappiiiiii!

Pillola Zen

Gennaio 31, 2008

o ancora su come non vogliamo affrontare i problemi…

La siccità era grande quell’estate a Osaka; così la rana di Osaka si disse: ” Andrò a Kyoto, là almeno c’è un bel paesaggio e soprattutto c’è acqua!”.
Ma la siccità aveva colpito anche Kyoto. Così la rana di Kyoto si disse: “Andrò a Osaka, là almeno c’è un bel paesaggio e soprattutto c’è acqua!”.
Le due rane si incontrarono a metà del cammino, sulla cima di un monte e si narrarono le ragioni del viaggio.
Entrambe convinte di contemplare dall’alto del monte l’oggetto bramato, si gonfiarono e i loro occhi si dilatarono: la rana di Kyoto vide Kyoto e la rana di Osaka vide Osaka.
Gracidarono incollerite.La rana di Osaka disse: “Ma allora Kyoto è come Osaka!” e quella di Kyoto disse:”Ma allora Osaka è come Kyoto!”.
E ciascuna tornò dal luogo da cui era venuta.

istantanea-2008-01-31-15-55-43.jpg