
Dopo essere tornata da un lungo, lunghissimo viaggio, carica di borse mi sono trascinata fino in camera mia. Le ho appoggiate a terra, mi sono guardata intorno e ho avuto una sensazione stranissima. Non ero a casa.
(continua…)

Dopo essere tornata da un lungo, lunghissimo viaggio, carica di borse mi sono trascinata fino in camera mia. Le ho appoggiate a terra, mi sono guardata intorno e ho avuto una sensazione stranissima. Non ero a casa.
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Uno dei motivi per cui mi porto sempre dietro la macchina fotografica è che non ho memoria. Operosa come una formichina scatto sempre ovunque, immortalo posti, persone, gite, cene, eventi.
Ieri sera ho lasciato la macchina fotografica a riposo nella borsa, non ne avevo bisogno.
Ieri sera ho rivisto un amico di vecchia data. Questo amico per la maggior parte dell’anno è un puntino rosso, o meglio, è rappresentabile come un puntino rosso, ma per fortuna ieri era di nuovo tutto di un pezzo, e tutto geometricamente ben articolato. 
Ieri sera ho rivisto un amico di vecchia data, ma non sono del tutto sicura che lui abbia visto me, perchè quando l’ho incontrato (intorno alle otto e un quarto di sera) era già un po’ brillo, e quindi, nonostante non fosse un puntino, era comunque un pochino rosso.
Anche quando è rappresentabile come un puntino rosso sembra brillo, perchè si vede oscillare un po’ a casaccio in mezzo all’oceano. Intorno ai primi di maggio ridiventerà un puntino rosso, e a quanto ho capito ci rivedremo solo ad agosto. Per ora il puntino è rimasto solo ad aspettare, nella lontana Africa.
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Che fine ho fatto?
Ci sono sempre tante faccende da sbrigare, posti dove correre, viaggi da organizzare, libri da leggere, spartiti da studiare. Non so che fine abbia fatto tutto il tempo perso, lo sto cercando. Forse un giorno lo troverò in compagnia delle scelte non prese.
Per fare in modo che la vita non sia qualcosa che passa mentre siamo impegnati in qualcos’altro, ci si può disimpegnare, rimanere fermi, e guardarla scorrere.
Cosa ho fatto?
Mi sono iscritta alla fonte di cazzeggio definitiva, facebook, trovate il mio link nel banner a destra
Sono ufficialmente diventata una blogger, leggete tutti i miei articoli (per ora…uno…clicca qui per leggerlo), su oneGreenTech !
E finalmente online l’infinita ma comunque essenziale Japan Selection. In attesa di un aggiornamento al pianoB ecco le fotine:
II PARTE: Koyasan-Shimonoseki-Beppu (Oita)
E’ successo lunedì scorso mentre mi godevo il secondo bagno della stagione.
Sguazzavo con gioia in mare quando, infilata la maschera, ho deciso di affrontare le profondità del primo metro e ottanta d’acqua, e improvvisamente…pop!
Lì per lì ho ignorato l’accaduto. Due bracciate a rana, due sgambate a Terranova e dopo un po’ sono uscita dall’acqua. Ho arrancato sulle pietre del bagnasciuga, e dopo una doccia sono andata ad avvolgermi nell’asciugamano da mare sotto l’ombrellone. Quindi come un involtino primavera irrequieto ho cominciato a muovere la mano a mo’ di sturalavandini sopra l’orecchio. Non ottenendo il risultato sperato, lì mi è venuto il sospetto che la situazione fosse più complicata del previsto.
Oggi, a quattro giorni di distanza, me ne sono ormai quasi fatta una ragione.
Il mio orecchio destro è entrato in sciopero. Nella libertà delle profondità marine si è definitivamente barricato all’interno del padiglione auricolare e non ne vuole più sapere di comunicare con il mondo esterno.
O forse per la prima volta sta comunicando qualcosa: stanco di ricevere inerme tutti i rumori e le parole superflue con cui la vita ci affoga, ha deciso di dimostrare il suo dissenso nell’unico modo a lui possibile.
I contro di questa condizione sono ovviamente la difficoltà di ascoltare la musica (in primis) e comunicare con il prossimo; infatti è come se parlando per metà le parole tornassero indietro e rimbalzassero nella scatola cranica. Questo purtroppo mi fa rendere conto che esterno al mondo un mucchio di idiozie che farei meglio, almeno per metà, a tenermi dentro.
I pro sono altrettanto scontati. Sono quattro giorni che guardando il telegiornale non ne sento più una parola (e mai chiederei alla mia famiglia di alzare il volume); così i vari Schifani, Bonaiuti, Maroni & co. sono diventati come tanti scorfanelli in un acquario. Una meraviglia.
Non sono del tutto sicura di voler forzare le barricate alzate dal mio orecchio destro e riprendere a sentire rumori e parole.
Se non fosse per la musica …
New video!
Lo scorso weekend nell’entroterra ligure e sulla spiaggia per il primo bagno della stagione:
Per vedere gli altri miei video clicca QUI.
Non è proprio facile visitare Kyoto.
O almeno, a visitarla come un occidentale, senza farsi prendere dalla frenesia dei giapponesi.
Mentre in Europa siamo abituati a vedere questi gruppetti di piccoli alieni scuri e compatti sfrecciare davanti ai monumenti come meteore e andarsene dopo un breve brillare di flash, qui gli alieni siamo noi.
Kyoto è meta soprattutto di turisti locali, e questo significava che quando ci fermavamo per troppo tempo (quattro minuti?) ad osservare qualcosa di interesse turistico rappresentavamo un ingombro, e venivamo spostati a suon di inchini e piccoli spintoni decisi (del resto quanto può spingere il giapponese medio, che è 50 chili col cappotto?), finchè lo “spazio foto” non veniva liberato e decine e centinaia di giapponesi potessero continuare nel loro giro delle foto di rito nelle pose di rito.
“Giapponese in posa su gradino” (Pippo’s photo)
Anche quando si muovono in gruppo naturalmente vale quanto riportato sopra, tuttavia stanno attenti a disporsi in due o tre file, come sempre ordinati e compatti.
E quando non ci sono i gradini? Che domande, ci sono sempre!
In prossimità degli ingressi ai templi famosi o luoghi di interesse in genere ci sono quasi sempre delle panche di metallo di diverse altezze sulle quali possono disporsi, un treppiede per la macchina fotografica e a volte anche un cartello con il nome della località. Altre domande?
“Attraversamento geishe”
In realtà non mi è stato dato di capire quali fossero vere geishe e quali fossero ragazze che si travestivano da geishe per divertimento, nei centri appositi.
Ma in fondo erano belle comunque
“Macha con dolcino”
Gli spiedini che si intravedono dietro al momento non mi ricordo come si chiamassero, so solo che erano dolci e molto buoni. Prossimamente mi riprometto di fornire nome e composizione.
Superata una prima fase di negazione di sì tante novità e sconvolgimenti che ci aspettavano al ritorno in patria (compreso, il lettore non può notarlo, un restyling dell’amministrazione del blog wordpress che un po’ mi disorienta), mi lancio in un’ impresa già nostalgica di post diario di viaggio, mentre privatamente affronto un’impresa ancor più titanica, ovvero una selezione (che si propone essenziale) delle migliaia di foto scattate.
PS: Ringrazio tutti gli amicici per il caloroso benritorno riservatoci
Pronti, ai postiii…Via!
Destinazione : Giappone!
Dove sarò le prossime 30 ore circa:
6:00 (26/4) – Partenza in pullman per Milano Malpensa. -9:00 – Arrivo a Milano Malpensa
15:25 (26/4) – Volo diretto Milano-Tokyo
11:35 (27/4) – Arrivo all’aereoporto Tokyo Narita (ora locale) (ora italiana 3:35 (27/4))
13:00 (27/4) (circa) – Tentantivo di arrivo alla stazione di Shinagawa per partire alla volta di Kyoto con Shinkansen Hikari
17:40 (27/4) – (Orario ottimistico di) Arrivo alla stazione di Kyoto centrale.
http://www.izuyasu.com/html/accessmap.html
18:00 (27/4) – (Orario ottimistico di) Svenimento su tatami (ora italiana 10:00 (27/4))
Ci sono momenti nella vita in cui non si riesce a determinare a quale piano ci si trovi…
In questo momento penso di essere incastrata tra il pianoB e il pianoC, ovvero: cerco di far finta di niente cercando la metà del bicchiere mezza piena, oppure è il momento di lanciarsi in soluzioni Patafisiche? Realismo ottimistico o fuga dalla realtà? Quando si è incastrati tra un piano e l’altro e si decide di liberarsi forzando la porta dell’ascensore il destino potrebbe riservarci delle sorprese…
-0 giorni a Praga? o comunque vada sarà un successo? Una soluzione potrebbe essere tagliare la lingua del caro Carlo Maria (solo dopo qualche torturina che ci sta sempre bene..) e buttarlo giù dal ponte Carlo. Sarà ghiacciata la superficie della Moldava? Che dispiacere non potersi pregustare la morte nei particolari.Toccherà improvvisare. (..ma questa non è Patafisica, piuttosto sembra un Pataomicidio…)
Più ieri che oggi sono triste, ma in fondo va tutto bene.
Praga oggi. La temperatura è di 4° C , lievi precipitazioni e foschia.
Sogno una Praga innevata, con i cappelli e le barbe imbiancati, con i suoni e le voci ovattate da una coltre che risparmia solo la Moldava.
Temo una Praga londinese, con la pioggia che punge il viso e il freddo che irrigidisce i piedi infangati, con il traffico delle auto e le voci in troppe lingue diverse che aggrediscono all’uscita dei ristoranti per turisti.