Archive for aprile 2008

Post-Diario NARA

aprile 29, 2008

Era una giornata piovosa e un po’ malinconica come oggi quando abbiamo visitato Nara.
A poco più di mezz’ora da Kyoto (40 km che volete che siano per le ferrovie giapponesi?), sorge l’antica capitale del Giappone (dal 710 al 794), meta obbligata per turisti locali e non, patrimonio dell’UNESCO.
Avendola visitata in giornata ci siamo abbandonati alle visite più comuni, quindi il Daibutsu nel tempio Todaiji, il santuario Kasuga Taisha con le sue lanterne di pietra, le pagode a tre e cinque ordini, e così altri templi a un tiro di breve passeggiata singing in the rain.

Il Daibutsu del Todaiji, un buddhone bronzeo di 16 metri di altezza per un peso di 550 tonnellate. Per rendersi conto della maestosità della statua basta guardare quanto sono grandi le testoline che spuntano nel basso della foto. (Naturalmente pensavamo tanto al nostro bodhisattva preferito 😉 al quale dedichiamo la foto).(Pippo’s photo)

Uno dei guardiani del tempio (Pippo’s photo)

Il rossissimo tempio Kasuga Taisha: Pippo con dietro tavolette votive. Se vi state chiedendo come sia possibile che un tempio antico abbia un colore così acceso la risposta è semplice: i tempi shintoisti vengono ricostruiti ogni 20 anni.

Battesimo shintoista (Pippo’s photo)

Ortaggi arrostiti… mi dispiace, non saprei essere più specifica (Pippo’s photo)

Una delle immagini più comuni associate a Nara: cervi che scorazzano liberi per il Nara-koen e elemosinano incessamente cibo dai turisti. Naturalmente abbondano nelle vicinanze banchetti dove vengono venduti i biscotti di cui sono tanto golosi.

Post-Diario KYOTO

aprile 22, 2008

Non è proprio facile visitare Kyoto.
O almeno, a visitarla come un occidentale, senza farsi prendere dalla frenesia dei giapponesi.
Mentre in Europa siamo abituati a vedere questi gruppetti di piccoli alieni scuri e compatti sfrecciare davanti ai monumenti come meteore e andarsene dopo un breve brillare di flash, qui gli alieni siamo noi.
Kyoto è meta soprattutto di turisti locali, e questo significava che quando ci fermavamo per troppo tempo (quattro minuti?) ad osservare qualcosa di interesse turistico rappresentavamo un ingombro, e venivamo spostati a suon di inchini e piccoli spintoni decisi (del resto quanto può spingere il giapponese medio, che è 50 chili col cappotto?), finchè lo “spazio foto” non veniva liberato e decine e centinaia di giapponesi potessero continuare nel loro giro delle foto di rito nelle pose di rito.

“Giapponese in posa su gradino” (Pippo’s photo)
Anche quando si muovono in gruppo naturalmente vale quanto riportato sopra, tuttavia stanno attenti a disporsi in due o tre file, come sempre ordinati e compatti.
E quando non ci sono i gradini? Che domande, ci sono sempre!
In prossimità degli ingressi ai templi famosi o luoghi di interesse in genere ci sono quasi sempre delle panche di metallo di diverse altezze sulle quali possono disporsi, un treppiede per la macchina fotografica e a volte anche un cartello con il nome della località. Altre domande?

“Attraversamento geishe”
In realtà non mi è stato dato di capire quali fossero vere geishe e quali fossero ragazze che si travestivano da geishe per divertimento, nei centri appositi.
Ma in fondo erano belle comunque 🙂

“Macha con dolcino”
Gli spiedini che si intravedono dietro al momento non mi ricordo come si chiamassero, so solo che erano dolci e molto buoni. Prossimamente mi riprometto di fornire nome e composizione.

Post-Diario IL VIAGGIO

aprile 21, 2008

La mia più grande preoccupazione alla partenza erano proprio gli spostamenti.
Una volta vomitati dall’aereo all’aeroporto di Tokyo Narita, noi e i bagagli, saremmo riusciti minimamente a capire da che parte eravamo girati e raggiungere Kyoto?
Porsi questa domanda, ora lo so, significa non fidarsi del popolo nipponico.
Una delle prime cose che si notano in Giappone, già all’aeroporto, è la presenza di figure lavorative che ad un occidentale possono apparire superflue. Un omino in divisa indicava lo sportello della dogana che si liberava per primo a cui accodarsi ( dove tra l’altro ci hanno preso le impronte digitali e fotografati), una donnina in divisa in prossimità della scala mobile indicava la scala mobile inchinandosi e dicendo “Prego”,e così via in tutta la stazione sotterranea dell’aeroporto.
Insomma, un tripudio di figure in divisa (quasi tutte coi guantini, tengo a precisare) che apparentemente erano molto impegnate e serie nel loro lavoro, a noi incomprensibile.
E qui la risposta alla mia prima preoccupazione: una volta che si chiedeva ad una di queste figure (ancora non ho capito se di servizi pubblici o privati) una qualsiasi indicazione, questa si faceva in quattro per aiutarti; non per il ruolo che assumeva, ma perchè i giapponesi la disponibilità, la gentilezza e l’ospitalità ce l’hanno nel dna. Mi ricordo che una volta ad Osaka non riuscivo a trovare omini o donnine con i guantini nei dintorni a cui chiedere indicazioni, e una ragazza vedendomi sperduta si è fermata per chiedermi se avevo bisogno di aiuto: si è informata per me e mi ha accompagnata al binario giusto.
In conclusione, viaggiare in treno per il Giappone è decisamente facile, sia per l’aiuto che si può ricevere, sia naturalmente per la puntualità dei treni, che spaccano il secondo.

il popolo in viaggio

torre di kyoto

La torre di Kyoto, davanti alla stazione centrale.

Durante il viaggio in aereo passando sopra la Siberia abbiamo visto l’aurora boreale e una lacrimuccia di commozione mi è scesa lungo la guancia. Ahimè le foto non sono venute.

Back home

aprile 21, 2008

Superata una prima fase di negazione di sì tante novità e sconvolgimenti che ci aspettavano al ritorno in patria (compreso, il lettore non può notarlo, un restyling dell’amministrazione del blog wordpress che un po’ mi disorienta), mi lancio in un’ impresa già nostalgica di post diario di viaggio, mentre privatamente affronto un’impresa ancor più titanica, ovvero una selezione (che si propone essenziale) delle migliaia di foto scattate.

PS: Ringrazio tutti gli amicici per il caloroso benritorno riservatoci