Archive for giugno 2008

Se non fosse per la musica …

giugno 27, 2008

E’ successo lunedì scorso mentre mi godevo il secondo bagno della stagione.
Sguazzavo con gioia in mare quando, infilata la maschera, ho deciso di affrontare le profondità del primo metro e ottanta d’acqua, e improvvisamente…pop!
Lì per lì ho ignorato l’accaduto. Due bracciate a rana, due sgambate a Terranova e dopo un po’ sono uscita dall’acqua. Ho arrancato sulle pietre del bagnasciuga, e dopo una doccia sono andata ad avvolgermi nell’asciugamano da mare sotto l’ombrellone. Quindi come un involtino primavera irrequieto ho cominciato a muovere la mano a mo’ di sturalavandini sopra l’orecchio. Non ottenendo il risultato sperato, lì mi è venuto il sospetto che la situazione fosse più complicata del previsto.

Oggi, a quattro giorni di distanza, me ne sono ormai quasi fatta una ragione.
Il mio orecchio destro è entrato in sciopero. Nella libertà delle profondità marine si è definitivamente barricato all’interno del padiglione auricolare e non ne vuole più sapere di comunicare con il mondo esterno.
O forse per la prima volta sta comunicando qualcosa: stanco di ricevere inerme tutti i rumori e le parole superflue con cui la vita ci affoga, ha deciso di dimostrare il suo dissenso nell’unico modo a lui possibile.

I contro di questa condizione sono ovviamente la difficoltà di ascoltare la musica (in primis) e comunicare con il prossimo; infatti è come se parlando per metà le parole tornassero indietro e rimbalzassero nella scatola cranica. Questo purtroppo mi fa rendere conto che esterno al mondo un mucchio di idiozie che farei meglio, almeno per metà, a tenermi dentro.
I pro sono altrettanto scontati. Sono quattro giorni che guardando il telegiornale non ne sento più una parola (e mai chiederei alla mia famiglia di alzare il volume); così i vari Schifani, Bonaiuti, Maroni & co. sono diventati come tanti scorfanelli in un acquario. Una meraviglia.
Non sono del tutto sicura di voler forzare le barricate alzate dal mio orecchio destro e riprendere a sentire rumori e parole.
Se non fosse per la musica …

 

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The moment I wake up, before I put on my make up, I say a little prayer for you

giugno 17, 2008

Liberaci, o Steve Jobs, da tutti i mali,

e concedi iTunes ai nostri giorni,

e con l’aiuto della tua tecnologia

vivremo sempre liberi da Windows e da ogni turbamento.

Sei utente ? Vai alla pagina Apple/Download per scaricare questo fantastico programma!

Un Kato qualsiasi

giugno 8, 2008

Quando un passante condivide per qualche momento lo stesso angolo di marciapiede con un altro passante, spesso fa inconsciamente un grandissimo atto di fiducia: gli volta le spalle.

Capita ogni giorno di incrociare per strada un Carlo Rossi, o un Paolo Bianchi. Li ignori, Carlo e Paolo fanno lo stesso con te, e ognuno va avanti per la sua strada, tornando al lavoro, andando in palestra, o entrando in un’agenzia di viaggi a prenotare la vacanza per la prossima estate.
Poi un altro giorno, magari l’8 giugno del 2008, ti può capitare che invece di un Carlo, o un Paolo, per strada incontri un Kato, e incidentalmente capita anche che quella mattina Kato si sia svegliato dalla parte sbagliata del letto.
Kato ha 25 anni, è un ragazzo qualsiasi, con un nome altrettanto qualsiasi nella città in cui vive. A qualche suo amico pareva di averlo sentito un po’ giù ultimamente, da quando aveva perso il lavoro, ma nessuno di loro avrebbe mai azzardato qualche domanda in più: troppo imbarazzante per un giapponese.
Così un giorno ti alzi, ti lavi, fai colazione, insomma fai le cose che fai tutte le mattine. Esci per andare al lavoro, raggiungi l’ufficio o il negozio dove fai il commesso, o magari esci a farti due passi e basta, perchè sei in pensione, e già che ci sei vai a comprarti una radiolina nuova, perchè ieri il gatto l’ha scontrata e te l’ha rotta.
Magari quel giorno, non avevi per niente voglia di mangiarti un panino dal distributore automatico, e hai deciso di prenderti una soba dal chiosco all’angolo, due isolati più il là.
O magari ti stai attardando qualche minuto davanti ad una vetrina, prima di andare a casa a preparare il pranzo per te e tua madre.
Potrebbe essere che ti trovi su quel marciapiede per la 347esima volta nella tua vita, e ieri non ti sei comprato il tuo 22esimo paio di scarpe, perchè questo mese volevi risparmiare qualche yen in più (e ti stavano proprio bene).
Forse sei lì che stai pensando a quella frase che ti ha detto ieri tuo fratello, perchè non hai capito bene cosa intendesse, e il Kato qualsiasi tira fuori un coltello e te lo infila tra il fegato e lo stomaco. E te lo infila dalla parte della lama.
Non parte nessuna musica strappalacrime, o da Armageddon; il tempo non si ferma, si dilata forse, un pochino.
Sei sdraiato sull’asfalto, e le tue mani indugiano nel riconoscere come tuo quel ventre dal quale esce tutto quel sangue.
Con la faccia tra i volantini pubblicitari guardi la folla davanti a te: tra le urla di una studentessa isterica, alcuni sconosciuti ti scattano delle foto con il cellulare.

Raqs Sharqi

giugno 5, 2008

Sarà forse perchè la generazione nata negli anni ’80 è stata mediaticamente intossicata con film come Flashdance, Dirty Dancing, Footloose… ma a ripensarci a me questa cosiddetta “danza” comincia a piacere…
E’ passato poco più di un anno da quando ho abbandonato le arti marziali per dedicarmi pancia e corpo alla danza del ventre, e mi piacerebbe condividerla per qualche momento con i miei pochi ma fedelissimi lettori.

danza orientale

Un po’ di storia

Il termine “Raqs Sharqi” significa danza orientale e rappresenta la danza classica, popolare e tradizionale dell’Egitto.
Le origini della danza orientale, o del ventre, non sono del tutto note e sicuramente le sue radici appartengono a diverse culture. La maggiorparte degli esperti fa risalire le effettive origini alle cerimonie religiose praticate dalle donne dell’antica Mesopotamia in onore della dea-madre Ishtar (Inanna per i Sumeri).
Le sacerdotesse di rivolgevano a lei con danze propiziatorie di fertilità. Le movenze imitavano le forme i ritmi della natura, come le onde del mare, le fasi lunari, l’uovo o il serpente; altre evocavano il parto o l’atto sessuale (vedi il movimento dello shimmy, o shimmiottare per le amiche ;-)).

La danza orientale comprende il Baladi, una danza che si trova solo in Egitto e Giordania (danza popolare), il Sharqi (l’orientale) ballato da danzatrici occidentali.
La danza orientale o baladi è una danza originaria del Medio-Oriente e dei paesi arabi, eseguita soprattutto, ma non esclusivamente, dalle donne. É considerata come una delle più antiche danze del mondo, soprattutto nei Paesi del Medio-Oriente e del Maghreb, come Egitto, Libano, Iraq, Turchia, Marocco, Algeria.
Tuttavia purtroppo non esiste documentazione scritta sulla danza del ventre che risalga a periodi antecedenti il 1800.
Durante la Campagna d’Egitto di Napoleone, i soldati francesi vennero a contatto con questa danza: provenendo da una società relativamente puritana, il corpo scoperto delle danzatrici veniva percepito come un potente afrodisiaco. Nell’Inghilterra all’epoca questa danza era considerata azione del demonio: il sinuoso ancheggiare del bacino delle danzatrici venne erroneamente associato come invito alla prostituzione. È da questo motivo, ancora oggi associato alla danza, che dipende il termine “danza del ventre”.
La pratica della danza orientale è giunta in Europa e in America grazie ai cabaret degli anni trenta e quaranta: è da questo periodo, ma soprattutto dagli anni novanta, che questa danza è diventata famosa in tutto il mondo.
La danza del ventre è particolarmente adatta al corpo femminile, perché aumenta la flessibilità e la tonicità del seno, delle spalle, delle braccia, del bacino, ma soprattutto della pancia: gli addominali sono coinvolti profondamente nei movimenti, modellando la linea e giovando agli organi interni. Tonifica le cosce, migliora l’agilità delle articolazioni e sembra ritardare l’osteoporosi. Inoltre, la danzatrice orientale ha il diritto di essere in carne (evviva!)- le danzatrici formose sono le più apprezzate – e può mostrare le proprie forme, come una statua di Maillol. Quello che importa non è la rotondità ma la sensualità, la grazia e la sinuosità dei movimenti.

Bellydance Superstars

Poco in carne ma decisamente sinuose e sensuali sono le ballerine della compagnia Bellydance Superstars: prodotte da Miles Copeland (già manager dei Police e poi di Sting) la troupe, nata nel 2003, vanta ballerini provenienti da ogni parte del mondo (Brasile, Argentina, Stati Uniti, Europa). Propongono uno spettacolo dove esibizioni di gruppo si alternano a esibizioni soliste, e spaziano dallo stile più tradizionale a quello tribale.

Questo è un promo della compagnia:

E ora, per farsi un’idea, l’invidiabile Ansuya:

La bellissima Sonia:

Gli stili e le musiche possono variare verso molte direzioni (tribale, sudamericano…) : forse perchè mi sembra uno degli estremi che si possono raggiungere, o forse semplicemente perchè mi piace molto, la snakedancer, gotica e zingaresca Samantha (Rachel Brice):

Visto che questo post è diventato un po’ troppo lunghino mi fermo qui.
Per chi volesse vederne di più: youtube , dailymotion
(Bibliografia: il web, da Wiki a Focus Storia etc…)