Un Kato qualsiasi

Quando un passante condivide per qualche momento lo stesso angolo di marciapiede con un altro passante, spesso fa inconsciamente un grandissimo atto di fiducia: gli volta le spalle.

Capita ogni giorno di incrociare per strada un Carlo Rossi, o un Paolo Bianchi. Li ignori, Carlo e Paolo fanno lo stesso con te, e ognuno va avanti per la sua strada, tornando al lavoro, andando in palestra, o entrando in un’agenzia di viaggi a prenotare la vacanza per la prossima estate.
Poi un altro giorno, magari l’8 giugno del 2008, ti può capitare che invece di un Carlo, o un Paolo, per strada incontri un Kato, e incidentalmente capita anche che quella mattina Kato si sia svegliato dalla parte sbagliata del letto.
Kato ha 25 anni, è un ragazzo qualsiasi, con un nome altrettanto qualsiasi nella città in cui vive. A qualche suo amico pareva di averlo sentito un po’ giù ultimamente, da quando aveva perso il lavoro, ma nessuno di loro avrebbe mai azzardato qualche domanda in più: troppo imbarazzante per un giapponese.
Così un giorno ti alzi, ti lavi, fai colazione, insomma fai le cose che fai tutte le mattine. Esci per andare al lavoro, raggiungi l’ufficio o il negozio dove fai il commesso, o magari esci a farti due passi e basta, perchè sei in pensione, e già che ci sei vai a comprarti una radiolina nuova, perchè ieri il gatto l’ha scontrata e te l’ha rotta.
Magari quel giorno, non avevi per niente voglia di mangiarti un panino dal distributore automatico, e hai deciso di prenderti una soba dal chiosco all’angolo, due isolati più il là.
O magari ti stai attardando qualche minuto davanti ad una vetrina, prima di andare a casa a preparare il pranzo per te e tua madre.
Potrebbe essere che ti trovi su quel marciapiede per la 347esima volta nella tua vita, e ieri non ti sei comprato il tuo 22esimo paio di scarpe, perchè questo mese volevi risparmiare qualche yen in più (e ti stavano proprio bene).
Forse sei lì che stai pensando a quella frase che ti ha detto ieri tuo fratello, perchè non hai capito bene cosa intendesse, e il Kato qualsiasi tira fuori un coltello e te lo infila tra il fegato e lo stomaco. E te lo infila dalla parte della lama.
Non parte nessuna musica strappalacrime, o da Armageddon; il tempo non si ferma, si dilata forse, un pochino.
Sei sdraiato sull’asfalto, e le tue mani indugiano nel riconoscere come tuo quel ventre dal quale esce tutto quel sangue.
Con la faccia tra i volantini pubblicitari guardi la folla davanti a te: tra le urla di una studentessa isterica, alcuni sconosciuti ti scattano delle foto con il cellulare.

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4 Risposte to “Un Kato qualsiasi”

  1. mononeuronico Says:

    Kato è un pivello…ma quandomai si usa il coltello? Dovrebbe imparare dagli americani, loro si che sanno come si ammazzano studenti e passanti casuali…con fucili e pistole per esempio…

    Inoltre se l’avesse fatto qua in Italia, si sarebbe preso un paio di ergastoli per poi finire nel regime di semilibertà (questa l’ho sentita oggi dal tiggì) dopo meno di 5 anni!!!

  2. nientedinuovo Says:

    Ma in realtà per me Kato ha pensato anche a questo…
    Ragionando in termini di densità di popolazione ha cominciato nel modo più efficace, prima di passare al coltello infatti ha caricato un po’ di passanti con un furgoncino…e quando hai delle strade e dei marciapiedi come questi fare una strage è un attimo

    Basta pensare che per la stazione di Shinjuku passano ogni giorno 2 milioni di persone.Immagini entrare là dentro con un Suv?

    E non per niente ha detto che non aveva più voglia di vivere, in Giappone c’è la pena di morte per impiccagione :-S (della serie non esistono mezze misure…)

    Guardiamoci un Kato che ci tiri su di morale va

    E come disse Marcello Marchesi
    “Non sprecate il vostro suicidio; ammazzate prima qualcuno che vi e’ odioso.”

  3. D. Says:

    riferimento cinematografico:
    Un giorno di ordinaria follia, di Joel Schumacher con Michae Douglas
    (http://www.imdb.com/title/tt0106856/)

    Bello lo stile del racconto: il punto di vista della “vittima” non è seguito di solito!

    Mai pensato di metterti a scrivere sul serio?

    D.

  4. nientedinuovo Says:

    Grazie mille D., ci si prova 🙂
    Si, anch’io l’ho visto quel film, mi è piaciuto un sacco!
    Mi è piaciuto così tanto che per me meriterebbe un remake; mi piacerebbe che alcuni aspetti venissero approfonditi… forse più introspezione dei personaggi e meno americanata (pistolettate & co.)…cmq, è veramente eccezionale!
    Adoro l’inizio, con lui bloccato in auto, il caldo, i lavori stradali: l’incipit perfetto di una spirale di follia.
    Brano consigliato: il Bolero di Ravel! Anzi, mo’ me lo riascolto…nara nara nara nà, na-na-naaa…

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