Nessuna risposta. Giusta risposta.

bicchiere

E’ già passato un po’ di tempo da quella sera,
ma non riesco ancora a liberarmi da quella frase.

Mi trovo a una festa pre-natalizia, una di quelle feste  dove “ognuno porta qualcosa da casa”, e quindi sui tavoli abbondano patatine da sapori improbabili e squisite torte dolci o salate fatte in casa (delle quali mai nessuno ti rivelerà la ricetta), e dove la quantità di alcolici presenti potrebbe dissetare l’Armata Rossa per una settimana in pieno inverno.
Mi trovo a questo festa, dicevo, e dopo l’usuale e imbarazzante vagare con il bicchiere in mano, dopo aver schivato un paio di conversazioni di metereologia for dummies e una ancor più pericolosa di software sulla gestione dati bancari, riesco ad acclimatarmi su una sedia e a intrufolarmi nelle conversazioni di un simpatico terzetto di coetanei, che vanno narrandosi le loro disavventure amorose.

Soddisfatta della postazione e un po’ brilla, prendo a sorseggiare dal mio bicchiere di plastica del fragolino (misto gancia con non-so-quale-altro-fondo-di-bottiglia), quando uno di questi ragazzi si gira inaspettatamente verso di me ed esclama:
“Ma mi dici com’è possibile stare con una persona che non vuole essere felice,
e nonostante tutti i tuoi sforzi, dopo anni non cambia di una virgola, ed è sempre infelice e insoddisfatta?”
Era una domanda retorica o aspettava una risposta?
Si girano tutti e tre verso di me e rimangono in attesa.
Aspettano una risposta.
Ora, io non è che mi ritenga detentrice di verità assolute, ma quando tre persone che conversano animatamente si zittiscono tutte assieme e ti fissano con uno sguardo così pieno di aspettativa, anche il più brillo dei neuroni si attiva per grattare dal fondo del barile della coscienza uno straccio di risposta sensata.
I secondi passano.
Avvicino alla bocca il bicchiere e bevo un altro sorso del mio cocktail.
Più il tempo passa più la mia risposta dev’essere pregna di significato, penso.
Deglutisco.
Inutile, il cervello non vuole collegarsi alla lingua.
Aggrotto la fronte e dico seriamente:
“Mi spiace, ma non riesco a trovare una risposta abbastanza intelligente a questa domanda.
Non so risponderti”
Processing failed. Please try again later.
Rimangono ammutoliti.Ci penso ancora un attimo.
Update process failed.
“Scusa” aggiungo, sempre con espressione grave
Quindi il ragazzo mi guarda, annuisce convinto e ribatte:
“No, figurati. E’ giusto.Meglio non dire niente che dire qualcosa tanto per dire”.

Ancora oggi, che quel ragazzo non l’ho più neanche incontrato (e non so se saprei riconoscerlo al di fuori del contesto nel quale mi trovavo), mi chiedo: come avrà interpretato la mia risposta?
Avrà retto la maschera di risposta illuminata o si intravedeva il vuoto cosmico che albergava nel mio cervello, al di là dei miei occhi annebbiati dall’alcol?
Non so darmi una risposta, ma non so darla neanche a me stessa.
Spesso mi capita di pensare e ripensare a dialoghi scambiati con chiunque, conoscenti o sconosciuti, e di arrovellarmi sull’interpretazione che questi possano aver dato alle mie parole.
Purtroppo frequentemente capita che l’interpretazione data sia corretta, e che siano le parole da me pronunciate a essere sbagliate, solo per il semplice fatto di essermi uscite dalla bocca.
A mesi di distanza da quella occasione, ancora mi chiedo quale neurone del mio misero cervellino si sia attivato per emettere una risposta così vuota eppur sensata. Certo mi sono convinta che un numero minore di persone avrebbe smesso di parlarmi, se mi fosse uscita così spontaneamente anche in altre occasioni.

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3 Risposte to “Nessuna risposta. Giusta risposta.”

  1. mononeuronico (detto Carlo) Says:

    Io non avrei avuto problemi ad individuare quale neruone si potesse attivare…:D

    Sono stato4 anni con una persona del genere (insoddisfatta, infelice, depressa) che vanificava ogni mio per quanto misero sforzo di cambiare la situazione. Dopo essermi reso conto del mio fallimento ci siamo lasciati. Non c’è una soluzione generica, ovvio. Finchè non prende le redini quella persona, non cambierà mai nulla (pessimismo leopardiano docet).

    Ps: se rivedi l tipo della coversazione, digli che te l’ho detto io così al massimo, dirà che conosci un blogger banale!!! 😉
    Ps2: se vedi il tipo della coversazione di metereologia for dummies, digli che quando piove non mi fa male alcun dito del piede.

  2. nientedinuovo Says:

    Non so ancora darmi una risposta.
    Non so se la risposta più corretta sia non rispondere.
    Mi faccio un’altra domanda:
    “E’ possibile stare con una persona infelice, senza volerla cambiare?”

    Però a me fanno male le cicatrici quando cambia il tempo!

  3. kaos Says:

    certo che è possibile!! non vedeo dove sia il problema…..

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