Gheppio

Ieri sera non avevo una gran voglia di uscire.
Dei gelati mi avevano ammiccato dal freezer e su la7 trasmettevano il medico della mutua di Alberto Sordi, due ottime ragioni per restare sul divano di casa. Nonostante tutto mi preparo e salgo in macchina per raggiungere in centro il mio ragazzo e il suo “socio”.

Uno dei piaceri nel girare per la città di sera, in particolar modo d’estate, è la totale assenza di traffico. Mi rilasso sul sedile, imposto “brani casuali” sull’autoradio e comincio a scendere lentamente verso il centro città.
Sono in via Assarotti, rallento, la strada è poco illuminata, e i mazzi di fiori legati ai paletti al bordo strada ricordano quanto sia spesso ignorata la pericolosità di questa via.
Dietro comunque non c’è nessun’altra macchina che frema per passare.
Con la coda dell’occhio controllo il bordo strada.
Auto, auto, palo della luce, bar, fermata d’autobus,
paletto, paletto, auto, paletto, paletto, falco, auto, auto…
Falco?
Freno.
Retromarcia.
Torno indietro di una decina di metri.Guardo sul bordo del marciapiede.
Me lo sono sognato? La sagoma che mi era sembrato di vedere poco prima non c’era più.
Accosto, tiro giù il finestrino e mi guardo intorno.
Ecco che lo rivedo, accuattato in un angolo, con la testa girata di 180 gradi, mi fissava stranito.
Non so in effetti chi fosse più stranito.
Scendo dalla macchina e mi avvicino, per vederlo meglio, per sondare una sua reazione, o quantomeno capire che animale fosse.
Questo apre il becco (appuntito, come quello di un rapace… in via Assarotti?), senza emettere alcun verso,
quindi… si mette a correre in mezzo alla strada.
Apre un poco le ali, quella destra gli pende di più, dev’essere rotta.
Mi metto a correre anch’io in mezzo alla strada, cercando di farlo tornare sul marciapiede, e dopo un po’ va ad infilarsi sotto una macchina parcheggiata.

Cerco di ragionare.
Un volatile non bene identificato se ne va a spasso per il centro con un’ala rotta, in una via con scarsissimo passaggio di pedoni e scarsissima visibilità stradale.
Probabilità di sopravvivenza del volatile alla nottata: 12%.
Probabilità di rimorsi di coscienza in caso di mio abbandono del volatile: 100%

Prendo il cellulare e chiamo il mio ragazzo.
“Ciao, sono ferma in via Assarotti. C’è un uccello con un’ala rotta…che faccio?”
“E’ un piccione?”
“No, sembra un falchetto”
“Ah”
Silenzio.
Per ottenere le informazioni giuste da un sistema informativo/informatico basta fare le domande giuste.
“Come lo prendo?”
Accesso a Pippopedia. Risultati 13.340 alla voce “volatile”. 0.24 secondi.
“Per catturare un volatile basta tirargli un panno/una giacca addosso. Quando non vedono rimangono immobili”
In questi momenti lo adoro. Lo avrei adorato ancora di più se fosse stato lì ad aiutarmi.

Mentre correvo con le braccia aperte in mezzo alla strada per riportare sul marciapiede il presunto falco, si era avvicinato un ragazzo, e ascoltando la mia conversazione al telefono, aveva capito la situazione.
“Che carino, è un falchetto?”
“Eh, sembra.”
“Vuoi una mano? Ho un ombrello! ”
Lo guardo perplessa.
Probabilmente aveva guardato troppe volte la famosa scena di Indiana Jones, dei gabbiani sulla spiaggia…
“Senti, puoi venire da questa parte dell’auto? Così se scappa va verso il marciapiede e non in mezzo alla strada. Io intanto vado a prendere la coperta che ho nel bagagliaio” gli dico.
E lui obbediente si posiziona dalla parte giusta dell’auto.
Tempo di tornare con la coperta e l’uccello era già uscito dal suo nascondiglio.

Sono lì che brandisco decisa la mia coperta…e mi tremano le braccia.
“Come cavolo lo prendo?” penso.
Mi è già capitato di trovare uccellini caduti dal nido, in campagna o vicino casa, ma la soluzione è sempre stata semplicissima, ovvero, ho sempre chiamato la mamma. I volatili mi danno l’impressione di essere di una fragilità estrema, come se fossero di vetro, e il solo pensare di afferrarne uno mi ha sempre fatto venire la pelle d’oca, come se avessi potuto romperli.
Purtroppo la mamma questa volta non c’era, ma c’era un ragazzino con un ombrello, sui 18 anni forse, che piuttosto si poneva come spettatore della vicenda, e non certo come risolutore.

E lì comincia il singolare balletto.
Un presunto falco che zompetta da una parte all’altra della strada,
una ragazza che lo rincorre con un asciugamano da mare,
e un ragazzino con un ombrello che osserva la scena.
Alla fine riusciamo a ridurlo in un angolo.
E’ esausto, rimane con le ali un po’ aperte e la bocca spalancata, sempre senza emettere alcun verso.
“Oh poverino, è morto” ripete due volte il ragazzo.
“E’ morto?” chiedo io, guardando l’uccello.
Mi avvicino e lo guardo bene.
“Macchè morto! ” e gli appoggio la coperta addosso.
Lo avvolgo e lo tiro su, il più delicatamente possibile.
Le mie mani sono sotto il suo torace, e sento il suo cuoricino che batte. E’ vivo.
“Senti” faccio al ragazzo “mi sembra che ci sia un pronto soccorso veterinario alla Foce, provo a portarlo là. Mi puoi accompagnare?”
“Mm, ma io veramente non so dove sia…”
“Lo so io” rispondo “mi accompagni?hai da fare?”
“Ma io non so dove sia, sai… Poi io abito qui vicino…”
“Va bene, ok. Mi apri la portiera, per piacere? Grazie di tutto, eh. Ciao”
L’aiutante più inutile della storia, penso.

Perfetto.Eccomi qui, sola con un pennuto ammaccato sul sedile del passeggero.
E adesso?
In realtà so che a Genova c’è un pronto soccorso veterinario aperto 24 ore, ma è per privati, e dubito che curino animali abbandonati. Ma esiste un codice deontologico per i veterinari?

Richiamo il mio ragazzo.
“Bene. Adesso che l’ho catturato dove lo porto?”
“E che ne so io”
Informazione assente, prego riprovare più tardi.
Sento la voce del socio. “Chiedi alla Ale. La Ale lo sa probabilmente”
C’è sempre un’amica ambientalista da chiamare nel momento del bisogno.
La chiamo.
Vorrei poter dire che il telefono prende a squillare, invece no.
Dopo il primo TUU parte “One Love” degli U2.
L’unica persona al mondo che conosco che ha una musica di attesa invece del sano e naturale squillare del telefono.
Nello stato di agitazione in cui sono scaglierei il cellulare in mezzo alla strada.
Nessuna risposta. Provo a richiamare.
Mi risponde sempre Bono.
Niente da fare.
Rimane solo un’alternativa.
La mamma.
La chiamo. Questa volta il telefono squilla normalmente.
“…ti ricordi quel centro dove avevamo portato quel merlo…E’ aperto 24 ore.”
Il centro a cui si riferisce è l’Animal Assistance dell’ENPA (a Genova, in via della Libertà 2, se vi dovesse servire…)
La mamma è sempre la mamma.

Dopo un viaggio lunghissimo (10 minuti di macchina in realtà), accompagnata dall’ansia che il volatile potesse cominciare a muoversi per l’abitacolo o che potesse soffocare nella coperta, arrivo all’Enpa.
“Ehilà?” chiamo.
Dopo un po’ spunta un ragazzo in camice. “Ciao.Dimmi”
“Ho un’uccello in macchina, ha un’ala rotta…”
“Si, portalo pure”
“Ehm, puoi venire a dirmi una mano?”
“Si, arrivo.Un minuto” sorride. Probabilmente si aspetta un passerotto o un piccione?
Viene dalla macchina, solleva la coperta.
“Ah. Ma è un gheppio!” dice. “Dove l’hai trovato?”
“Un che? In via Assarotti”
“Capisco”.
Quindi va a prendere i guanti più spessi e lo prende in consegna.
Comincio di nuovo a respirare. Sono riuscita a non “romperlo”.

Ora, vorrei dirvi che questa storia ha un lieto fine, come in un film dove parte la musica finale, liberatoria, e l’inquadratura si allontana lentamente, per vedere nei titoli di coda il gheppio che vola di nuovo libero in natura.
In realtà questo è un altro tipo di film, uno di quei tipi che non sopporto, quelli senza il finale, che ti lasciano col fiato sospeso.

Il ragazzo dell’ENPA mi ha spiegato che proveranno a rimettergli l’ala a posto, ma non è detto che riesca di nuovo a volare. Quando un uccello non può essere rimesso in libertà viene abbattuto.
E’ anche possibile che però riesca a rimettersi.
Chissà.

Annunci

6 Risposte to “Gheppio”

  1. Magister Says:

    Pensa ai lati positivi:

    1) se l’aiutante ti avesse davvero accompagnato Pippo avrebbe spezzato un’ala anche a lui;

    2) per quanto io tifi per il simpatico falconiforme, da qualche parte dei roditori stanno festeggiando.

  2. alessandra Says:

    Cara Patri, mi dispiace di avere il brutto vizio di non tenere la suoneria accesa, o comunque di non spegnerlo se per 2 ore non posso accedere al tel. Per fortuna tua mamma ti ha dato il consiglio che ti avrei dato io, anche se l’ unica volta che ci sono andata è stato per un pappagallo, morto poco dopo, e quindi non conservo un bel ricordo dell’enpa. Hai fatto una bellissima azione, dimostrando un’ altra volta il tuo buon cuore e devo osservare che sei stata anche molto abile. Io mi auguro e ti auguro che sappiano curarlo. I tristi finali straziano il cuore, ma non sapere è peggio; sicuramente ne sarai già fornita, ma questo sarebbe stato l’aiuto che ieri ti avrei potuto dare, se Bono avesse smesso di cantare: 010530062(informati!). Grande patri per come sei, per ciò che fai e per come scrivi. Un abbraccio, Ale

  3. Cecilia Says:

    Ciao Patri,
    non so come, perchè e da quando ma da un po’ a questa parte ho iniziato a leggere il tuo blog. Mi piace!
    Hai fatto bene con il gheppio. Con mia sorella (che poi forse proprio per quello è diventata veterinaria – e peraltro lavora in un’altra clinica 24 ore che sta empre alla foce, in via barabino, ma non soccorre gratuitamente i volatili come fanno all’animal assistance) abbiamo soccorso passerotti, fringuelli e merli. E col fringuello è andata male… ma ci abbiamo provato, come hai fatto tu e il gheppio è più tosto! Magari ce la fa!
    un abbraccio e grazie di avermi fatto venire voglia di uscire la sera quando mi prende la pigrizia…

    Ce

  4. nientedinuovo Says:

    Ciao Ce,
    grazie, sono contenta che ti piaccia il mio blog 🙂

    Non sapevo ci fosse un’altra clinica 24 ore in via barabino,
    io conoscevo solo quella dietro piazza Rossetti, buono a sapersi!
    Per il gheppio, come ho detto alla Ale in privata sede,
    non ho il coraggio di chiamare l’Enpa…
    Ho visto che sul sito scrivono abbastanza frequentemente degli animali di cui si occupano, e tendenzialemente riportano le storie finite bene.
    Ecco, spero di vederci il gheppio prima o poi.

    Non sopporto le storie che non finiscono,
    ma mi piacciono ancora meno quelle che finiscono male…

  5. Bodhisattva Says:

    Nooooooooo povero! Meno male che esistono centri del genere

  6. pessima Says:

    Ma comunque sei stata brava: non so se avrei avuto il coraggio di fare il passaggio della coperta (o asciugamano che sia). E non mi piace pensare che non ci sia il lieto fine. Ci sarà. Ciao.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: