Di donne, D’annunzio e dintorni

Ieri sera al Teatro della Corte di Genova l’incontro dal titolo “Gabriele D’Annunzio e dintorni” , facente parte della rassegna “Fare gli italiani” (arrivata quest’anno alla sua terza edizione).
Sottotitolo: “Grandi parole alla ricerca di un’identità nazionale”.
Fino ad oggi si è parlato di, e i testi letti sono stati tratti da: Dall’Ongaro, Guerzoni, Carducci, Garibaldi, Hugo, Tomasi di Lampedusa, Sciascia, Mussolini, Scalfari, Silone, Pasolini, Fortini, Placido, Sanguineti, Barilli, Verdi, Pirandello, Mila, Campana, D’Annunzio, Pavese, Moravia, Pascoli, Marinetti, Mussolini.

Fare gli italiani. E le italiane?
Possibile che dal Risorgimento ad oggi non ci sia stata una giornalista, una scrittrice, una poetessa che abbia detto qualcosa di rilevante, che meritasse di essere citata nella riflessione che si sta portando avanti “alla ricerca di un’identità nazionale”?
Si parla di mogli, di sorelle, di figlie, di amanti. Non si parla di persone con una loro identità.
Di donne si parla solo quando si parla di questione femminile, di quote rosa. Le donne sono a tutti gli effetti una minoranza, non fanno parte della società in quanto persone. La vera questione che sorge riguardo al femminile è  come possa essere quella femminile una questione.

Piccola nota. Le letture che si tengono il lunedì (l’ultimo è il prossimo) sono interessantissime. Ieri sera un brillante G.B.Guerri ha raccontato la vita, le storie di D’Annunzio in maniera appassionante, coinvolgendo e divertendo il pubblico (e la sottoscritta naturalmente). Mi ha fatto venire una gran voglia di saperne di più, e di visitare il Vittoriale del quale è direttore.
Vorrei aggiungere una personale riflessione, ad un suo commento.
Si parlava dell’amore del lusso di D’Annunzio, di come sperperava i suoi beni in frivolezze, vizi e soprattutto beni di lusso di ogni tipo del quale amava circondarsi. Guerri l’ha definito come una sorta di precursore del consumismo. Non sono d’accordo. Il consumismo è omologazione, ed è oggi che anche il lusso è diventato omologazione, o meglio in gran parte. Ma circondarsi di opere d’arte e oggetti raffinati non si tratta di consumismo. Di un sacco di altre “cose brutte” forse (spreco?materialismo?) ma non di consumismo. Questo si riallaccia ad un’altra serata che si è già svolta “Pier Paolo Pasolini e dintorni”, del quale ripropongo (anche solo per mio appunto mentale) con insistenza il filmato.

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